
Dazi americani. In Liguria il settore agroalimentare è quello più a rischio.
«Dati disaggregati non ce ne sono, li ho cercati ma non li ho trovati - premette Ivano Moscamora, direttore della Confederazione italiana agricoltori Liguria - Si possono fare stime, valori. Aspettiamo comunque a vedere concretamente le ricadute, se c'è un rallentamento dei flussi di export, che per la Liguria sono sì importanti, ma non sono complessivamente tantissimi. Per vino, formaggi, olio ci può essere una eccedenza nei mercati interni, quelli europei. Per noi esportare in Usa è già difficile per il cambio sfavorevole con il dollaro, che è anche questo un dazio. Poi Trump cambia idea ogni giorno, bisogna aspettare cosa accadrà. Ma proprio questa incertezza fa più danni dei dazi stessi».
Stime? «Questi dati sono da prendere con le pinze - avverte Moscamora - Negli Usa esportiamo i 110% dei prodotti, a spanne, mal contati, 60-70 milioni. Poi abbiamo prodotti che già adesso hanno problemi nel mercato interno. Come il vino ligure, e non era mai successo. Parlano tanto di successi turistici: forse i turisti saranno aumentati a Genova, ma altrove sono diminuiti. Come nello spezzino, dove infatti sono calate le vendite di vino. Il problema è che la gente non ha soldi in tasca: se prima una famiglia magari comprava 10 bottiglie, oggi ne compra 9 o 8, e alla fine le conti».
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