
Si accende il dibattito sulle nuove linee guida del ministero della Salute per chi produce formaggi a latte crudo ed evitare così infezioni da Escherichia Coli Stec.
Una vicenda - raccontata da Repubblica nell’edizione genovese in un articolo a firma Valentina Evelli - che coinvolge un centinaio di produttori dell'Appennino ligure, dal distretto della val di Vara alla valle Stura, dagli alpeggi dellimperiese alla valle Scrivia.
«Le indicazioni, già inviate alle regioni, — spiega a Repubblica il direttore regionale di Cia Liguria, Ivano Moscamora — prevedono esami specifici sulla presenza del batterio Escherichia Coli Stec dopo ogni cagliata per la produzione di formaggi non pastorizzati.
Fino a ieri i formaggi a latte crudo venivano portati in palmo di mano, oggi sembrano il male assoluto mentre le infezioni da Escherichia Coli Stec possono arrivare anche da altri alimenti crudi, come la carne o il sushi ma di quelli non si parla. Con queste indicazioni si rischia di mettere in ginocchio un settore di eccellenza, dove la trasformazione è una parte fondamentale. La sicurezza è sacrosanta, basterebbe introdurre controlli a campione, per esempio ogni sei mesi, ma anche incentivare l'educazione alimentare evitando di dare i prodotti a latte crudo ai bambini troppo piccoli così come si fa con i frutti di mare”.
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